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La cena dei grillini

Pubblicato: 11 ottobre 2013 in di italia, di politica
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Boredom disclaimer: questo è un post lungo.
Quello che segue è il resoconto piuttosto accurato di una cena avvenuta nei giorni scorsi in un ristorante romano, zona Ponte Milvio, fra il vostro e 7 “amici” della palestra. Una di quelle cose tipo: “Oh, stasera dopo l’allenamento c’andiamo a mangiare una cosa, vieni?”.

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Your Queen says…

Pubblicato: 23 febbraio 2013 in di italia, di politica
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Se iddio vuole, mancano sei giorni alla fine della campagna elettorale più brutta di sempre, dopodiché sapremo finalmente quanto vale in termini percentuali il ritorno della Mummia e quante stelline invece sarà riuscito a mandare in parlamento il neofascista tecnologico. E soprattutto, se i geni di Rivoluzione Civile saranno riusciti nel loro intento di riconsegnare l’Italia nelle mani di Monti.

Nel frattempo, per fortuna, da qualche tempo è proibito diffondere sondaggi. Chi ne sentisse la mancanza può divertirsi con le cronache delle corse clandestine di notapolitica. Io nel frattempo mi sono divertito a mettere in numeri le conversazioni avute negli ultimi mesi con i gruppi di varia umanità coi quali sono entrato in contatto.

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Dunque alla fine sarà un pareggio. A meno che tutti i sondaggi non stiano clamorosamente sbagliando da due mesi a questa parte (cosa peraltro non da escludere) il centrosinistra (Pd+Sel+altri, dove altri sta essenzialmente per i socialisti), pure in vantaggio di sette-otto punti sul centrodestra (PdL+Lega+altri, dove altri sta per quelli che fanno finta di odiare Berlusconi ma lo sostengono, tipo la Meloni) non riuscirà ad avere la maggioranza al Senato, per colpa del famigerato Porcellum. E dunque con ogni probabilità Bersani & co. dovranno stringere un’alleanza col centro (Monti+altri, dove altri sta per Casini, che dopo aver sostenuto il premier per due anni ne verrà fagocitato, e Fini, che l’ultima volta che ha azzeccato una mossa stava ballando il Tuca Tuca con la Tulliani in un resort di Sharm el Sheikh).

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Oggi parliamo di un film. Un film del 2000, per la precisione: si tratta di Memento, di Christopher Nolan e se ancora non l’avete visto smettete immediatamente di leggere, procuratevelo – possibilmente in maniera legale – e vedetevelo.

Il film, per quelli che ancora non l’hanno visto nonostante la mia raccomandazione di cui sopra (tranquilli, non spoilero nulla) e per quelli che l’hanno visto ma non se lo ricordano, parla di un tizio che a seguito di un trauma perde la capacità di costruire nuovi ricordi. Cioè, lui si ricorda tutta la sua vita fino a un dato avvenimento, dopodiché nulla. E dimentica tutto ciò che gli succede nel giro di 5 minuti. Del tipo che andate a casa sua a prendere un caffè, vi assentate per andare in bagno e quando tornate in salotto per lui siete dei perfetti sconosciuti.
Il che è altamente seccante se, come il protagonista del film, bisogna andare a caccia dell’uomo che ha ucciso vostra moglie (il trauma a seguito del quale se n’è andata la memoria).

Oggi però parliamo anche di un libro. Il libro è del 2011, ed è quello che i critici più raffinati hanno definito “un libro coi controcoglioni”. Si tratta di 22.11.63 (11/22/63, in Italia) di Stephen King, ed è probabilmente il libro meno fantahorror del Re ma sicuramente uno dei più godibili. Parla di un tizio a cui un amico in fin di vita rivela l’esistenza di un varco temporale, che riporta chiunque lo attraversi alle 11:58 del 9 settembre del 1958. Il tizio viene convinto dall’amico ad attraversare il varco e a vivere nel passato per cinque anni, così da poter sventare l’omicidio di Kennedy e presumibilmente salvare il mondo da un bel po’ di cose brutte che ne sono seguite: la guerra in Vietnam, gli assassinii di Robert Kennedy e di Martin Luther King, eccetera.

Per oggi credo sia tutto.

Ah, volete sapere perché fra le categorie di questo post ci sono “italia” e “politica”? Semplicemente perché Memento è la migliore fotografia dello stato psicopatologico dell’opinione pubblica italiana, chiaramente sconvolta dal crollo della prima repubblica, e da allora incapace di costruire nuovi ricordi. Altrimenti non si spiega come la coalizione PdL-Lega Nord-Destra sia accreditata di un 30% nei sondaggi, in crescita.

Per quanto riguarda il libro, beh, di fronte a ogni storia di viaggi nel tempo viene naturale pensare a cosa si potrebbe fare se si avesse la possibilità di tornare nel passato, magari proprio al 9 settembre 1958. Ecco, sopra non vi ho detto che il protagonista del libro di King prima di sventare l’attentato a Kennedy compie lui un omicidio, eliminando un cattivone che di lì a poco avrebbe fatto delle cose molto brutte.

Non serve aggiungere altro, ve’?

Opinioni a caldo non richieste sulla puntata di Servizio Pubblico.

Santoro, Travaglio, Costamagna e Innocenzi tutti schierati attorno a Berlusconi con la faccia degli antichi romani che vanno a menare Asterix, sapendo che lui beve la pozione magica e per quanto gli meni non gli fai niente, finché non si stufa e te le dà lui di santa ragione.

Ruotolo relegato a prendere i tempi col cronometro manco fosse un Guido Pancaldi qualsiasi.

Invitata un’improbabile imprenditrice complottista che serve assist su assist a Berlusconi (“La moneta appartiene al popolo! L’uscita dall’euro è la salvezza per l’Italia!” E io che pensavo che ‘ste cose le dicessero solo quelli di Alba Dorata e Giulietto Chiesa).

La testimonianza che dovrebbe mettere più in difficoltà Berlusconi è quella di Tremonti che dice che la lettera di Trichet in realtà l’ha scritta lui. Mecojoni.

Santoro che rivela un accordo sulle cose di cui non si doveva parlare. Pura scuola Cronkite.

Berlusconi che si siede sulla sedia di Travaglio, relega il conduttore in un angolo, gli fa perdere le staffe e poi gli porge la mano, che l’altro rifiuta.

Nessuno che fa notare a Berlusconi che tipo tre settimane fa ha offerto a Monti di essere il leader dei moderati.

Il pubblico in sala che dà dei coglioni agli elettori di Berlusconi (ve lo ricordate sì, quanto ci siamo incazzati quando lui ce lo disse a noi?).

Il servizio sui dipendenti di Mediaset trasferiti a Milano che consente a Berlusconi di fare l’imprenditore buono: “Vogliamo ridurre i costi, ma prometto che nessuno perderà il posto”.

La battuta di Silvio, che fa impallidire la carriera di Vauro: “Travaglio, io sono il suo core business”.

Eppure forse non vincerà le elezioni, nonostante Santoro.

(Riporto qui quello che ho già scritto su Facebook: non ho letto Harry Potter, ma credo che fra Santoro e Berlusconi ci sia lo stesso rapporto che c’è tra il maghetto e Voldemort. Tipo che uno contiene un pezzo di anima dell’altro).

E insomma, tanti auguri.

Auguri se come me pensate che la prima legge del prossimo governo, di qualunque colore sia, dovrebbe essere vietare di comprare regali di Natale per chi ha più di 11 anni.
Auguri se come me in realtà il 25 dicembre per voi è soprattutto la data in cui mancheranno 48 giorni alla ripresa di The Walking Dead.
Auguri se come me nell’ultima partita dell’anno la vostra squadra ha rifilato quattro pere al Milan.
Auguri anche se per una strana congiunzione astrale la vostra squadra è temporaneamente seconda in classifica (tutti sappiamo che presto tornerete a posizioni più consone alla vostra storia).

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