Archivio per la categoria ‘di italia’

Che in realtà non è una lettera, ma un commento a un post su Facebook di un mio amico ciclistissimo che ha postato questo articolo, che ripubblico qui perché in quanto narcisista letterario lasciarlo come semplice commento mi sembrava sprecato.

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La cena dei grillini

Pubblicato: 11 ottobre 2013 in di italia, di politica
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Boredom disclaimer: questo è un post lungo.
Quello che segue è il resoconto piuttosto accurato di una cena avvenuta nei giorni scorsi in un ristorante romano, zona Ponte Milvio, fra il vostro e 7 “amici” della palestra. Una di quelle cose tipo: “Oh, stasera dopo l’allenamento c’andiamo a mangiare una cosa, vieni?”.

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Per essere razzisti

Pubblicato: 7 ottobre 2013 in di italia, di mondo, di orrori
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Per essere razzisti
non bisogna portare cappucci a punta.

Non bisogna nemmeno
votare Forza Nuova.

Per essere razzisti
non serve picchiare un negro.

Per essere razzisti
basta pensare
che i morti di Lampedusa
un po’ se la so’ cercata.

Per essere razzisti
basta sapere
che gli zingari rubano.

Tutti.

Per essere razzisti
serve solo avere paura.

Basta poco
per essere razzisti.

Cambiano i sindaci, cambiano i comandanti dei vigili, cambiano i governi delle larghe intese,
ma un vizio schifoso i nostri amministratori locali non se lo levano: fare cassa con gli autovelox “appizzati” (romano per “nascosti”) dietro curve o qualsiasi anfratto la sede stradale offra.

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Giornata al Bioparco.

Ovvero: quello che avrebbe potuto scrivere mia figlia oggi.

All’entrata c’era da fare un sacco di fila, ma per fortuna c’erano i numeretti e i signori delle casse erano svelti. Si sono però dovuti arrabbiare un paio di volte perché la gente oltrepassava la linea gialla, anche se c’erano un sacco di cartelli con su scritto “Si prega di attendere dietro la linea gialla”.

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Oggi è l’8 marzo. E non c’è un cazzo da festeggiare.

Perché uno festeggia le cose allegre: compleanni, matrimoni, lauree, le vittorie della Roma (in rigoroso ordine di frequenza). E sinceramente io di allegro nella condizione della donna, oggi, ci vedo ben poco; sì certo, è migliorata in molte parti del mondo rispetto a 50 anni fa, ma siamo ancora lontani, lontanissimi dalla sufficienza. Non ho voglia di andare a cercare cifre in giro per il web, ma so per certo che solo nel nostro paese il numero di donne vittime di omicidi, stupri, molestie e violenze in genere fa rabbrividire: si parla di sette su dieci.
7.
Su 10.
E noi dovremmo festeggiare?

Senza contare poi tutte quelle discriminazioni non classificabili come violenze, ma che portano le donne a non occupare i posti al vertice di aziende e istituzioni, a guadagnare meno dei colleghi maschi a parità di mansioni, ad essere costrette a lasciare il lavoro per curare la famiglia.
E voi vorreste festeggiare?

Mentre in India, paese che da decenni ricorre all’aborto selettivo, bambine vengono stuprate e uccise quotidianamente, in Pakistan vengono date in sposa all’età in cui le nostre figlie vanno in terza elementare, in un numero infinito di paesi sono considerate dei fardelli o, nella migliore delle ipotesi, delle macchine sforna bambini, io dovrei festeggiare?
Io, figlio, marito e padre, io dovrei festeggiare?

No, grazie. Magari però riflettere sì: riflettere su come sia possibile che nel 2013, in Italia, sui due maggiori quotidiani, la donna venga ancora rappresentata così.

collage

Pose ammiccanti quando non addirittura orgasmiche, pantaloni che promettono “il culo perfetto”, rossetti esagerati. No cari miei, non ci siamo proprio.

Your Queen says…

Pubblicato: 23 febbraio 2013 in di italia, di politica
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