Archivio per la categoria ‘di finzioni’

Interno giorno. Ufficio estremamente luminoso arredato interamente di bianco. Dalla finestra si intravede un cielo azzurro intenso. All’interno della stanza sono seduti un UOMO e una DONNA, vestiti anche loro interamente di bianco. L’uomo indossa una cravatta azzurra, la donna una collana di perle dello stesso colore.

UOMO: [Tiene un foglio fra le mani] Senti senti, ho scritto un paio di paginette.
DONNA: [Distrattamente, mentre legge un altro foglio poggiato sulla scrivania] Di che cosa?
U: Del casino su cui dobbiamo lavorare.
D: Il Quirinale? Ci sto pensando già io, e non è per niente facile.
U: No il Quirinale, Boston!
D: Ah già, Boston. Dove eravamo rimasti?

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Oggi parliamo di un film. Un film del 2000, per la precisione: si tratta di Memento, di Christopher Nolan e se ancora non l’avete visto smettete immediatamente di leggere, procuratevelo – possibilmente in maniera legale – e vedetevelo.

Il film, per quelli che ancora non l’hanno visto nonostante la mia raccomandazione di cui sopra (tranquilli, non spoilero nulla) e per quelli che l’hanno visto ma non se lo ricordano, parla di un tizio che a seguito di un trauma perde la capacità di costruire nuovi ricordi. Cioè, lui si ricorda tutta la sua vita fino a un dato avvenimento, dopodiché nulla. E dimentica tutto ciò che gli succede nel giro di 5 minuti. Del tipo che andate a casa sua a prendere un caffè, vi assentate per andare in bagno e quando tornate in salotto per lui siete dei perfetti sconosciuti.
Il che è altamente seccante se, come il protagonista del film, bisogna andare a caccia dell’uomo che ha ucciso vostra moglie (il trauma a seguito del quale se n’è andata la memoria).

Oggi però parliamo anche di un libro. Il libro è del 2011, ed è quello che i critici più raffinati hanno definito “un libro coi controcoglioni”. Si tratta di 22.11.63 (11/22/63, in Italia) di Stephen King, ed è probabilmente il libro meno fantahorror del Re ma sicuramente uno dei più godibili. Parla di un tizio a cui un amico in fin di vita rivela l’esistenza di un varco temporale, che riporta chiunque lo attraversi alle 11:58 del 9 settembre del 1958. Il tizio viene convinto dall’amico ad attraversare il varco e a vivere nel passato per cinque anni, così da poter sventare l’omicidio di Kennedy e presumibilmente salvare il mondo da un bel po’ di cose brutte che ne sono seguite: la guerra in Vietnam, gli assassinii di Robert Kennedy e di Martin Luther King, eccetera.

Per oggi credo sia tutto.

Ah, volete sapere perché fra le categorie di questo post ci sono “italia” e “politica”? Semplicemente perché Memento è la migliore fotografia dello stato psicopatologico dell’opinione pubblica italiana, chiaramente sconvolta dal crollo della prima repubblica, e da allora incapace di costruire nuovi ricordi. Altrimenti non si spiega come la coalizione PdL-Lega Nord-Destra sia accreditata di un 30% nei sondaggi, in crescita.

Per quanto riguarda il libro, beh, di fronte a ogni storia di viaggi nel tempo viene naturale pensare a cosa si potrebbe fare se si avesse la possibilità di tornare nel passato, magari proprio al 9 settembre 1958. Ecco, sopra non vi ho detto che il protagonista del libro di King prima di sventare l’attentato a Kennedy compie lui un omicidio, eliminando un cattivone che di lì a poco avrebbe fatto delle cose molto brutte.

Non serve aggiungere altro, ve’?

Il racconto che segue nacque dalla tastiera del sottoscritto nell’ormai remoto 2006 per partecipare a un concorso letterario indetto dall’azienda dei trasporti capitolina, prima che si trasformasse nella dependance di casa Alemanno. Ovviamente il racconto non vinse un lupino secco, ma resta a mio modesto parere molto migliore di quello che si aggiudicò il primo premio. Ho deciso di ripubblicarlo visto che oggi si celebra l’undicesimo anniversario di quella cosa là, e quindi il mio racconto che allora si svolgeva nel futuro ora si colloca in un ucronico passato. (Se non sapete cosa vuol dire ucronico Google ve lo spiega molto meglio di me).

ps. Ho scelto di pubblicarlo esattamente così come lo mandai al concorso, anche se rileggendolo a distanza di anni sono molte le cose che avrei cambiato.

Imperfetto Futuro

Il piccolo 119 arrancava sulla salita di via del Tritone, e Fabio ancora non riusciva a credere alla sua fortuna: in quei giorni trovare un mezzo pubblico ancora circolante era come fare un terno al lotto. In effetti, gli unici che giravano ancora erano proprio i piccoli bus elettrici, mentre praticamente tutti gli altri erano rimasti a secco, così come il 90% dei mezzi di trasporto privati. Per il resto, i romani avevano riscoperto la bicicletta e tante passeggiate. Almeno i più coraggiosi, o disperati, che erano rimasti in città.

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