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Qualcuno era Zemaniano

Pubblicato: 6 febbraio 2013 in di calcio, di roma
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“Religione: zemaniano praticante”, c’è scritto sulla mia carta d’identità.

Embè, e ora che Zeman l’hanno cacciato?

Cari miei, una religione non si cambia così facilmente. E poi altri insegnano che a volte è necessario un sacrificio, per svelare il mistero.

Per il resto, vi affido alle parole di un altro credente. Di meglio non avrei saputo fare: Qualcuno era Zemaniano.

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E insomma, tanti auguri.

Auguri se come me pensate che la prima legge del prossimo governo, di qualunque colore sia, dovrebbe essere vietare di comprare regali di Natale per chi ha più di 11 anni.
Auguri se come me in realtà il 25 dicembre per voi è soprattutto la data in cui mancheranno 48 giorni alla ripresa di The Walking Dead.
Auguri se come me nell’ultima partita dell’anno la vostra squadra ha rifilato quattro pere al Milan.
Auguri anche se per una strana congiunzione astrale la vostra squadra è temporaneamente seconda in classifica (tutti sappiamo che presto tornerete a posizioni più consone alla vostra storia).

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Disclaimer 1: questo post contiene una grande quantità di parolacce e riferimenti sconvenienti. Mentre scrivo questa prima riga non posso escludere che contenga anche offese a varie entità religiose.
Disclaimer 2: questo post parla anche e soprattutto di pallone. Quindi se siete fra quelli che “ci sono problemi più seri al mondo che undici cretini in mutande, ma ancora non l’avete capito che col calcio vi addormentano le coscienze, panem et circences, i calciatori sono tutti viziati strapagati, ecc.” SMETTETE DI LEGGERE ORA. Ogni commento del tenore di cui sopra sarà punito con pesanti invettive che riguardano anche i vostri familiari e il ban eterno da questo blog.
Disclaimer 3: questo post è stato scritto per elaborare un lutto. Se quindi vi venisse in mente di venire a prendere per il culo per il risultato della partita di ieri, sarete trattati come uno che a un funerale inizia a fare battute pesanti sul morto.
Disclaimer 4: questo post è lungo.

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Il libro in realtà è una scusa stavolta. Sì, perché L’ultima partita non è un libro che si può consigliare a molti: se non siete appassionati di calcio, se non tifate per la Roma, se in vita vostra avete vinto più due scudetti, è proprio inutile che lo leggiate.

Perché la storia di Agostino Di Bartolomei è sì la storia di un campione un po’ incompreso che ha fatto una scelta incomprensibile, ma è soprattutto la storia di una data: 30 maggio.

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