Lettera a un amico ciclista

Pubblicato: 18 febbraio 2015 in di italia, di mondo, di roma
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Che in realtà non è una lettera, ma un commento a un post su Facebook di un mio amico ciclistissimo che ha postato questo articolo, che ripubblico qui perché in quanto narcisista letterario lasciarlo come semplice commento mi sembrava sprecato.

Sono un automobilista, scooterista, pedone, utente di mezzi pubblici e aspirante ciclista. Ho letto l’articolo, visto che non poche volte ho provato sentimenti di “odio” nei confronti dei ciclisti. Oddio, odio vero e proprio quasi mai (a parte di quella volta in cui un ciclista sfrecciando fra i pedoni all’INTERNO di una stazione ferroviaria ha risposto al rimbrotto di mio padre alzando il dito medio); il più delle volte è un senso di rodimento di culo, esattamente lo stesso che provo quando sono in coda sul raccordo e qualche altro automobilista STRONZO mi sorpassa a destra sulla corsia di emergenza. Però è vero, mi è capitato più volte di pensare “‘sti cazzo di ciclisti…” e mai “sti cazzo di automobilisti…”. Perché? Non perché invidio “la libertà” dei ciclisti. Ma che argomento assurdo è dai. Quando vado sullo scooter ho la stessa “libertà” di un ciclista, anzi di più, perché posso andare su tracciati preclusi ai ciclisti. E mi muovo molto più velocemente. E i pedoni allora? Per stessa ammissione di chi condivide l’immaginetta qui sopra anche i pedoni “odiano” i ciclisti. Allora te lo dico io perché, secondo me, i ciclisti godono in gran parte del mondo occidentale di così scarsa reputazione. Innanzitutto per una questione statistica: rispetto al mare di automobili nel quale navighiamo quotidianamente, anche se molte di esse commettono infrazioni più o meno gravi restano comunque una minoranza rispetto alla massa. Fra i pochi ciclisti che incontriamo quotidianamente, invece, la percentuale di coloro che non rispetta le regole è innegabilmente più alta. Non so se sia la maggioranza, ma se non lo è ci si avvicina. Te lo confermerà qualsiasi automobilista o pedone, mentre ovviamente questa affermazione sarà derisa dai ciclisti. E qui veniamo al secondo problema, cioè che voi ciclisti non vi percepite come conducenti di veicoli, ma al massimo come pedoni molto svelti, e in quanto pedoni ritenete di dover sottostare alle pochissime regole previste per questa categoria di utenti della strada e non a quelle previste per i veicoli. Quindi per un ciclista non esistono sensi unici, per fare un esempio. Ecco, mi spiace comunicarvelo, ma voi quando salite su una bicicletta siete alla guida di un veicolo. Economico, che fa bene alla salute, ideale per i brevi spostamenti, ma pur sempre un veicolo. Ingombra poco, ma è pur sempre un veicolo. La maggior parte dei motocicli non è molto più larga di una bicicletta, eppure nessun conducente di moto si sognerebbe mai di prendere una strada contromano “perché tanto ingombro quanto un pedone”. Magari contromano ci va uguale eh, ma con la consapevolezza di stare facendo qualcosa di illecito, di non previsto. E quindi magari, quando arriva all’angolo della strada contromano si ferma, e prima di passare controlla se qualcuno sta svoltando. Il ciclista mediamente non lo fa, perché “è quasi un pedone”. Ecco, iniziate a pensarvi più come “quasi scooter”, e soprattutto iniziate a pensare che il mondo non ce l’ha con voi perché siete liberi e beati (con questi canoni avremmo dovuto volere lo sterminio del movimento hippie), ma perché nella stragrande maggioranza dei casi – come questo divertente articolo qui sopra conferma – pensate semplicemente di essere “i mejo”, e chi non lo capisce è cretino.

Ah, un’altra cosa: un automobilista ha paura di urtare contro un ciclista (così come contro un pedone) non perché teme per la sua incolumità, ma molto banalmente perché uccidere o ferire gravemente un altro essere umano tende a essere considerata dai più ancora un’esperienza sgradevole. Quindi pure l’argomento “cazzo ti frega se passo col rosso, al massimo mi faccio male io”, denota una certa dose di egoismo, se non proprio coglionaggine.

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commenti
  1. insopportato ha detto:

    Sante parole fratello.

  2. lanoisette ha detto:

    uhm uhm… io, che uso più spesso la bici dell’auto, potrei invece dirti che mi pare che siano gli automobilisti ad infrangere le regole più spesso di quanto lo facciano i ciclisti (non ti sto a dire quante volte ho rischiato la vita perchè venivo stretta contro i marciapiedi; perché qualche furbone decideva di svoltare sportivamete a dx anche con semaforo rosso o lampeggiante, o cose del genere).
    credo che dipenda tutto dalla nostra posizione percettiva, per cui vediamo di più ciò che ci ostacola/infastidisce.
    la verità è che tanti problemi in Italia li abbiamo perché
    1) mancano cronicamente le piste ciclabili – io potrei tranquillamente andare a prendere la metro in bicicletta (son 4 km esatti da casa, ci metterei meno di un quarto d’ora), ma dovrei passare lungo un viale a scorrimento veloce sul quale mi trancerebbero viva al primo tentativo, così opto per il bus in mezzo al traffico che impiega dai 30 ai 45 min…
    2) abbiamo un serio e reale problema di educazione civica a 360 gradi.

    P.S. : detto ciò, i ciclisti del weekend che viaggiano in truppone sui colli brianzoli e le prealpi orobiche manco fosse il Giro di Lombardia son un vero pericolo pubblico.

    • simcek ha detto:

      Guarda, probabilmente quello che dici è molto più vero in Brianza dove c’è comunque una cultura ciclistica molto maggiore rispetto a Roma. Lì, come in molti altri posti d’Italia, la bicicletta è considerato da molti anni un normalissimo mezzo di locomozione.

      Qui da noi invece i ciclisti urbani si sentono tutti eroi rivoluzionari jihadisti in lotta con gli inquinatori, che ad ogni pedalata salvano un pezzetto di mondo e chi non lo capisce è un infedele.
      Rilassateve, cazzo.

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