Di elezioni, di Europa e di gente che si ricorda di avere un blog

Pubblicato: 26 maggio 2014 in Uncategorized
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Ho scritto una cosa sulle elezioni europee. Volevo metterla su Facebook ma era troppo lunga, e allora mi sono ricordato di avere un blog.

Spero vi rompiate meno i cog vi divertiate voi a leggerla almeno quanto mi sono divertito io a scriverla.

Elezioni europee 2014.

BUONE NOTIZIE
Il 4,03% della lista Tsipras – Il superamento della (stupida) soglia di sbarramento dell’unica lista di sinistra italiana è senz’altro la migliore notizia della tornata elettorale, specialmente considerando che a) Tsipras è (era?) un perfetto sconosciuto per gran parte dell’elettorato; b) i media italiani hanno fatto di tutto affinché il punto a) rimanesse tale; c) era pur sempre una lista che metteva insieme personalità che fino all’altroieri se si incontravano per strada si mettevano le mani addosso; d) c’era fra i candidati Luca Casarini. In uno slancio di ottimismo si potrebbe anche pensare di partire da qui per costruire un soggetto vero a sinistra del Pd, scrollandosi finalmente di dosso girotondini, micromeghini, manettari vari e compagnia cantante.

Il flop di Grillo – Due milioni e ottocentomila voti persi da febbraio 2013 a oggi sono un’enormità. La faccia della Lombardi che alle 23.30 annunciava “sarà una lunga notte” mi ha ripagato delle interminabili liti coi grillini sui social network, quando ancora credevo che coi grillini si potesse anche ragionare. Ecco, a proposito: leggevo oggi di alcuni che rimanevano delusi dall’atteggiamento delle stelline nel post-voto, che li invitano a riflettere, ecc. C’è che invitare un grillino a riflettere è come invitare il famoso scorpione a non pungere la rana. Da questa sconfitta i grillini non impareranno nulla, se non forse a strillare ancora più forte e ad andare oltre “oltre Hitler”. Preparatevi al peggio.

Il flop di Fratelli d’Italia – Sacchi, Tre! (e mezzo). Ci piacciono i pagliacci, ma fino a un certo punto.

La vittoria del Pd – In un’Europa dove trionfano le destre populiste di Le Pen, Farage, Orban e dei loro amici danesi e austriaci, avere un’affermazione netta di un partito di grandissima tradizione e pratica democratica è sinceramente un sollievo.

La sconfitta di Berlusconi – Quattro milioni e seicentomila voti sono meno della metà di quelli che Forza Italia prese alle Europee del ’94. Il Caimano, dopo aver devastato il paese, sussulta agonizzante sull’argine del fiume.

 

CATTIVE NOTIZIE

I voti di Berlusconi – Quattro milioni e seicentomila voti per un condannato in via definitiva ecc. ecc. ecc. sono a occhio e croce quattro milioni e seicentomila di troppo. Il Caimano agonizza, ma gli ultimi colpi di coda possono essere pericolosi.

La straripante vittoria del Pd – Se a trionfare è un partito di impostazione leaderistica, che fa della retorica antisindacale uno dei suoi cavalli di battaglia, che si presenta alle elezioni sì con la carota degli 80 euro, ma anche col bastone del Jobs Act, vuol dire che in Italia al momento non c’è alcuno spazio di manovra per una sinistra di stampo lavorista. Ciò non vuol dire che non lo si possa costruire (vedi sopra alla voce “buone notizie”), ma sarà un lavoro lungo, e soprattutto ci sarà da affondare le mani, anzi le braccia, nella merda.

L’astensionismo – Quattro persone su dieci non sono andate a votare. Un po’ più di quattro su dieci, a dire la verità, e fra esse ci sono mia nonna che ormai non esce più di casa, quello che aveva già prenotato il week-end a Formentera, quello che non ha mai votato perché tanto so’ tutti uguali, quello che non ha mai votato perché rifiuta il sistema di deleghe della democrazia rappresentativa, il nostalgico che voterebbe solo PNF, il nostalgico che voterebbe solo PCUS… È vero che molte di queste figure sono sempre esistite e continueranno sempre a esistere, ma è innegabile che in molti ieri siano rimasti a casa perché non se la sono sentita in coscienza di mettere una croce su nessuno dei simboli. Un atteggiamento certamente comprensibile e sul quale lavorare (vedi sopra alla voce “affondare le braccia nella merda”), e un dato di cui tenere debitamente conto nei calcoli complessivi (a molti sfugge, ad esempio, che in termini squisitamente numerici il 40,8% di Renzi pesa meno che il 33% di Veltroni nel 2008). Però quelli che oggi rivendicano la vittoria del partito dell’astensionismo e pubblicano tabelle col dato “epurato” dall’astensione sinceramente fanno un po’ (molto) ridere.

Lo scenario europeo – La sinistra in Europa fallisce. Crolla in Francia, travolta dall’immobilismo (incapacità?) di Hollande, balbetta nel Regno Unito, dove il malcontento per il governicchio liberal-conservatore si riversa tutto nelle tasche dell’Ukip, che ora rischia di sparigliare le carte per il referendum sull’appartenenza all’Ue. Il centrosinistra tiene invece in Germania, dove la Spd si sta giocando bene la golden share della Grosse Koalition. Peculiare il dato spagnolo: male i socialisti, ma bene le due “sinistre” di Izquierda Unida e di “Podemos” (il braccio politico degli indignados), che insieme raggiungono un ottimo 18%. C’è poi la Grecia di Tsipras che fa storia a sé. Noi dal canto nostro Alexis lo ringraziamo per aver fornito l’ispirazione per la più grande buona notizia di ieri. ευχαριστώ

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commenti
  1. 'povna ha detto:

    Come ti sbagli, condivido tutto, dalla prima all’ultima riga. Ma in particolare la questione della candidatura di Casarini mi fa gridare alla smaccata sintonia.
    Con tutto ciò, l’ho votata alla fine con uno strano misto di convinzione europea e di fatalismo italiano. Come è come non è, al greco faranno comodo quei due o tre in più che gli possiamo dare. E poi la lezione anti voto del meno peggio resta da manuale.

  2. simcek ha detto:

    Col voto al meno peggio io ho personalmente chiuso dall’anno scorso.

  3. Zio Effe ha detto:

    Ziocane, troppo lungo. I giovani di oggi come noi alla decime riga stanno già mandando i whatsapp

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