La cena dei grillini

Pubblicato: 11 ottobre 2013 in di italia, di politica
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Boredom disclaimer: questo è un post lungo.
Quello che segue è il resoconto piuttosto accurato di una cena avvenuta nei giorni scorsi in un ristorante romano, zona Ponte Milvio, fra il vostro e 7 “amici” della palestra. Una di quelle cose tipo: “Oh, stasera dopo l’allenamento c’andiamo a mangiare una cosa, vieni?”.

I protagonisti, in ordine antiorario

Il vostro
SA – Sui 37/38. Calabrese, a Roma per lavoro. Tipo piuttosto riservato, ma sempre presente agli eventi sociali.
EM – 28 anni. Vive coi suoi, attraversa Roma per andare a trovare la fidanzata un paio di volte la settimana. Romanistissimo, apparentemente apolitico.
MA – Da poco passati i 30, gestisce assieme al fratello una società che progetta e costruisce siti web. È il punto di riferimento per l’organizzazione di cene e quant’altro.
EN – Anche lui fresco ultratrentenne. Taciturno. Il classico piccoletto dalla forza sovrumana.
AN – L’“anziano” del gruppo: a naso è intorno ai 50. È tornato in palestra dopo un anno sabatico, ed è stato accolto con grandi festeggiamenti.
AL – Sui 33. Tecnico informatico, è colui col quale non vorreste mai litigare: 180 cm per 110 kg di ciccia e muscoli. Come nei peggiori film, è il buono pronto a intervenire a difesa dei più deboli. Amico d’infanzia di SI.
SI – 36 anni, lavora nelle telecomunicazioni. Il catalizzatore d’attenzione: ha sempre la battuta pronta, racconta gli aneddoti, è sposato ma flirta con tutte… Insomma, avete capito.

La conversazione decolla al momento di ordinare il vino. SI è un appassionato, ha fatto il corso da sommelier – quello serio – e inevitabilmente la scelta viene affidata a lui. Si lamenta, a ragione, della limitatezza della carta, poi chiede al cameriere se il Chianti in elenco sia un normale Chianti o un Chianti Classico. Il cameriere, evidentemente non un esperto, la butta là: “Sì sì, è quello classico”. SI chiede di vedere la bottiglia: si tratta effettivamente di Chianti, vino – viene spiegato in una sorta di lezione pubblica al cameriere – di qualità inferiore rispetto al Chianti Classico. Alla fine la scelta ricade su un Primitivo di Manduria. Quello che però manda in bestia SI è l’impreparazione del cameriere, che in un ristorante nella zona della movida fichetta de Roma Nord dovrebbe sapere la differenza fra un Chianti e un Chianti Classico.

È così che SI si lancia in una critica a tutto tondo sullo stato del Paese, sull’approssimazione italica – e romana in particolar modo – con cui si fanno molte cose. Discorso in gran parte anche condivisibile, finché non si scivola inevitabilmente sulla politica.

La prima vittima è quasi scontata: Giuliano Amato. Quello che prende 30 mila euro di pensione e al quale, come se non bastasse, ora è stato affidato un altro incarico che nessuno ricorda bene quale sia per fargli fare ancora più soldi.
“Consulta”, bofonchio.
Mi guardano tutti come se avessi parlato tagalog.
“Giudice della Corte Costituzionale, l’hanno nominato giudice della Corte Costituzionale”, spiego.
“Eh sì bravo! Non è uno schifo?”.
Vorrei spiegare che Amato ha più volte dichiarato di devolvere in beneficenza gran parte della sua pensione, e che ci sono poche altre persone in Italia più adatte di lui a ricoprire quell’incarico, ma taccio.

Da Amato a Napolitano il passo è brevissimo, quasi impercettibile. Ora, io non sono un fan di Napolitano, tutt’altro. Men che meno del Napolitano bis, che sta perseguendo un disegno secondo me sbagliato e che negli anni a venire pagheremo. Ma la veemenza con la quale i miei commensali, SI in testa, attaccano il presidente della Repubblica mi spaventa. Non c’è più l’avversario politico: c’è il nemico da abbattere. E umiliare.

E quando si parla di nemici, il numero 1 è ovviamente il PD. Di nuovo: non sono un elettore del PD, e se iniziassi a fare l’elenco delle cazzate fatte dal partito da quando è nato a oggi non mi basterebbe una vita e mezza. Personalmente considero il PD un interlocutore col quale tutti coloro che si considerano – con svariate sfumature – di sinistra, devono per forza fare i conti. Per colpa di Grillo però mi è toccato più volte prendere le difese del PD manco fosse il mio cuginetto un po’ scemo al quale i bulletti del quartiere danno fastidio.

La scena si è ripetuta – ovviamente – l’altra sera.
Secondo SI il PD è la fonte di tutti i mali del paese, e chiunque lo sostenga a qualsiasi titolo è nella migliore delle ipotesi un pazzo. “A Natale – racconta – ho litigato con mia zia, che è una che va pure alle primarie del PD, è matta fracica, quando fanno le primarie, ovunque siano, lei prende e parte col pullman e va a votare (sospetto in realtà stia parlando del congresso, ndr). Beh insomma, mentre mangiavo i tortellini inizia a fare ‘ma come si permettono ‘sti grillini appena arrivati in Parlamento di dire certe cose’. Non c’ho visto più e ho iniziato a insultarla. Alla fine me ne sono dovuto andare sennò finiva male”.

Tutti annuiscono con forza tranne AN, che si rivela l’unico non grillino del tavolo. A parte me, ovviamente. Interviene con una tesi però debole, contro la quale i grillini ormai sono allenati: “Sì vabbè – dice AN – Grillo vuole distruggere tutto, ma poi non si capisce cosa proponga”.
La risposta non poteva che essere che “c’è tutto il programma su internet”, che dice per filo e per segno tutto quello che il MoVimento (loro pronunciano anche la V maiuscola) vuole fare. AN probabilmente non sa che il programma su alcuni punti chiave è di una vaghezza disarmante (tipo l’immigrazione, come ci ha ricordato l’obeso urlante stamane), così si limita a stringersi nelle spalle.

Il discorso va avanti su questo tenore per altri cinque minuti, finché una frase non cancella dalla mia faccia il sorrisetto di finta indifferenza che porto ormai da un’oretta: “Il M5S è il partito che garantisce la vera democrazia”.
“È per questo che cacciano tutti quelli che non la pensano come il capo”.
SI è spiazzato. Non pensava che dopo AN si dovesse trovare ad affrontare un altro nemico. Però si riprende subito: è allenato bene. “Quelli che se ne sono andati lo hanno fatto perché volevano tenersi i soldi. Io da una parte li capisco pure, perché 20 mila euro al mese fanno gola a tutti, però se vuoi i soldi nel MoVimento non ci puoi stare”.
“A parte che non sono 20 mila, e a parte che non è che gli altri ‘cittadini’ lo fanno gratis, i dissidenti li avete cacciati perché avevano espresso perplessità su Grillo e sui suoi metodi”.
“Beh ma è normale, io non potendo votare le persone ho votato un programma, se tu non vuoi portare a termine quel programma te ne vai affanculo nel gruppo misto”.
“Ti ripeto: il dissidio era sui metodi di Grillo, non sul programma. Altrimenti non si spiegherebbero espulsioni come quella di Favia”.
“Ma Favia è un volpone: lui era già al secondo mandato e sa bene che per le regole del MoVimento non poteva farne un terzo. Quindi ha fatto finta di cascare nella trappola del giornalista per fare poi la vittima e riposizionarsi”.
“Comunque – lo incalzo – AN ha ragione. Rifiutando a priori qualsiasi alleanza, Grillo si autocondanna all’inutilità eterna, perché in Italia un partito col 25% dei voti non potrà mai governare da solo”.
“Mi stai dicendo che avrebbe dovuto dare la fiducia a Bersani?”
“Forse così sarebbero riusciti a combinare qualcosa. Sicuramente più di quanto abbiano fatto finora. Conosco più di un elettore grillino che avrebbe voluto l’alleanza con PD e Sel”.
“Guarda, ti dico solo una cosa: c’ho messo mesi per convincere mio padre a votare Cinque Stelle. Il giorno in cui a un certo punto sembrava che votassero la fiducia m’ha chiamato tutto incazzato dicendomi ‘Io so’ 60 anni che schifo i comunisti, e te m’hai fatto votà questi che vanno al governo co Bersani!’”
“Sarebbe stato comunque interessante sapere quanti la pensavano come tuo padre, e quanti in maniera diversa. Certo, ci fosse stata la famosa piattaforma per la consultazione on-line degli elettori…”
Qui SI va veramente in difficoltà, e il pasdaran si trasforma improvvisamente in un mestierante della vecchia politica: “È pronta una versione beta, vedrai che fra poco la metteranno on-line. Finora d’altronde non c’è stato tempo, si è votato a sorpresa…”
“A sorpresa! Con due mesi d’anticipo sulla fine della legislatura! È dal 2009 che Grillo ha promesso la piattaforma, in quattro anni non c’è stato tempo?”
“Oh ma guarda che per fare una cosa del genere ci vuole tempo eh. Vero MA, tu che sei un esperto puoi confermare”.
Qui l’alleato tradisce. “Beh, a dire il vero volendo si fa in una settimana”.

A togliere SI dall’imbarazzo è però l’ingresso nel locale di una ragazza, vecchia conoscenza sua e del resto dei commensali (era una che si allenava con loro l’anno scorso, prima che mi unissi io alle lezioni, e che per un’assurda coincidenza si è trovata nel nostro stesso ristorante). Il suo arrivo interrompe bruscamente la discussione politica, che sarà poi definitivamente abbandonata in favore di aneddoti riguardanti, fra le altre cose, prestazioni di prostitute russe a Milano.

Al momento dei saluti SI mi abbraccia forte e si scusa per aver alzato la voce. “Però il MoVimento non me lo devi toccà”, dice sorridendo ma non troppo.
La serata si chiude così, come questo lungo resoconto. Sono certo che molti di voi si saranno trovati in situazioni del tutto simili a quella sopra descritta, e avranno sentito le stesse frasi.

Faccio una sola considerazione a margine: nonostante le mille contraddizioni, nonostante la nullafacenza di fatto dei parlamentari grillini, nonostante l’essersi ormai apertamente schierato a destra, il M5S continua ad avere un grandissimo appeal, specialmente fra gli under 40. E con l’imminente sfaldamento del PdL potrà pescare in un immenso bacino di voti improvvisamente liberi.
Stiamo attenti a come giochiamo le nostre carte, perché è vero che un partito con il 25% non governa, ma uno col 35% sì.

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commenti
  1. 'povna ha detto:

    La cena, poveretto, deve essere stata un incubo, perché è finito il tempo in cui uno si divertiva, con questi, a provare a parlare di politica, io credo. Ma la vera inquietudine è per quanto ricordi alla fine. E, dal punto di vista della seduzione al plebiscitarismo, noi siamo un popolo che non offre nessuna garanzia.

    • simcek ha detto:

      Lo è stato, un incubo, per tutta la parte in cui si è “parlato” di politica. Perché per il resto SI e gli altri sono persone amabili; quando però si sfiora l’argomento politica si trasformano in belve schiumanti di rabbia. D’altronde è normale: per loro la politica prima di Grillo non esisteva – o era cosa distante – e l’unico riferimento che hanno mai avuto è un sedicente depositario della verità che non ammette dialogo: o gli dai ragione o vaffanculo.
      Brr.

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