Di chitarre, di email e di svedesi imprigionati

Pubblicato: 3 ottobre 2013 in di roma

Io non credo di essere più adatto a vivere a Roma. Ho raggiunto la consapevolezza oggi quando alcuni amici hanno commentato un mio post su Facebook di ieri sera, in cui mi lamentavo del fatto che il mio vicino di casa ha la pessima abitudine di suonare la chitarra nella fascia oraria dalle 21 alle 24. Almeno due o tre volte a settimana. Almeno.


Ora, io sono sempre stato abbastanza tollerante, e laddove le controversie si possono risolvere con un’amichevole chiacchiera sono il primo a rallegrarmene. Ma stavolta l’amichevole chiacchiera non si può fare, perché io di fatto non so chi sia il vicino suonatore: è sì a me confinante, ma dalla palazzina accanto. Ho dei sospetti, dopo svariati mesi di strimpellate notturne, ma nessuna certezza. Quindi oltre che bussare sul muro quando la schitarrata si fa veramente troppo prepotente (e sarà successo una trentina di volte nell’ultimo anno), rimane solo da scrivere un’email all’ente padrone di casa, pregandoli di ricordare con apposita nota agli inquilini che suonare la chitarra dopo una certa ora n’se pò fa. E questo ho scritto su FB.

Apriti cielo. “Borghese ipocrita”, “Ma che sei diventato?”, “Fatte ‘na canna e rilassate”.

Ecco, io mi sono irrimediabilmente stufato di vivere in un mondo dove fra quello che suona la chitarra alle undici e mezza e quello che scrive un’email per lamentarsi (!) ha ragione il primo. Anche perché quelli che difendono il suonatore sono i primi a bofonchiare indignati quando vedono tre zingarelli in metropolitana che chiedono i soldi.
Questo mondo del finto “volemose bene” non fa più per me. Basta con la società dei magnaccioni, basta con l’educazione un tanto all’etto, basta con la gente “cor core grosso” che però pensa sempre e soltanto ai cazzi suoi, basta cor Cuppolone, basta cor ponentino, basta coi Fori Imperiali. C’è altro, al mondo.
Oggi ho capito di essere uno svedese imprigionato nel corpo di un italiano.

Fatemi uscire.

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commenti
  1. 'povna ha detto:

    Non è solo Roma. Nella piccola città, laboratorio di controcultura oggettivamente e da sempre, cercare di spiegare ai coordinatori del detto, diciamo, ‘laboratorio’ che per ottenere un riconoscimento si deve trattare, e per trattare si deve cedere qualcosa in purezza e gruppetarismo è una di quelle titaniche fatiche di Sisifo da due passi avanti e due indietro. Nel mezzo ti becchi dell’organico alla cultura politica dominante. Ecchepalle.

    • simcek ha detto:

      No, non è solo Roma. Ma qui il tutto è ammantato da quel peloso e molto cattolico (perdona la ridondanza) “volemose bene” che ogni tanto fa venire il voltastomaco.

  2. Ilaria ha detto:

    ma davvero c’è ancora qualcuno che parla di cultura dominante e controcultura e borghesi ipocriti e cannaioli liberati? io di tutte queste categorie farei proprio un bel falò, e ripartire da zero, su basi un po’ più basiche, appunto, ma senza le quali ogni successivo discorso è costruito sul nulla: cose tipo rispetto, onestà, coerenza, impegno, educazione, merito. cose che se qualcuno prova a darci un colore mi inalbero sul serio.

    • simcek ha detto:

      Le categorie sono importanti, ma è altrettanto importante saperle usare.
      Per quanto riguarda i valori, ognuno sceglie i propri e in base a quelli che sceglie si relaziona con il mondo. Però poi non deve prendersela se il mondo non reagisce come piace a lui/lei.

  3. lanoisette ha detto:

    vieni in Brianza, qui se fai casino ti sparano a pallettoni! 😛

  4. insopportato ha detto:

    Eh no dai, svedese no!

  5. simcek ha detto:

    Noisette: Brianzol inside.

    Insopportato: vatte a fa un weekend a Stoccolma o in una qualsiasi città svedese, poi torni e mi dici se svedese no.

  6. annikalorenzi ha detto:

    hai ragione! un sacco di ragione!

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