Di amicizie, di reti sociali e di caccia supersonici

Pubblicato: 25 marzo 2013 in di mondo, di orrori
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La zombiteoria del giorno è questa: Facebook fa male alle amicizie.

Dice ma come, un social network che ti mette in contatto con tutti i tuoi amici in ogni parte del globo, anche quelli che non vedi da un sacco di tempo, non può che far bene ai rapporti di amicizia.

Falso.

A me per esempio succede, particolarmente in questo periodo di incasinamento cosmico della politica, di scoprire il lato oscuro delle persone proprio grazie alla loro attività su Facebook.

L’ex collega grillino avvelenato che ti insulta e nemmeno se ne rende conto, il criptonazista che darebbe fuoco agli zingari anche se lui “ha sempre votato a sinistra”, il collega che condivide i link da bimbominkia, l’altro che sposa le peggiori teorie complottiste, l’amica che non vedi da un po’ e che a sorpresa condivide la foto di “Italia Fascista” e via dicendo.

Tutte cose, particolarmente i link da bimbominkia, che mi fanno cambiare radicalmente idea sulla persona in questione, e che inevitabilmente me la rendono insopportabile al punto che inizio a evitare di reicontrarla anche nella vita reale. Perché mi dispiace, ma a cena con uno che mi dà dell’opinionista prezzolato (magari!) o che è di quei razzisti che non hanno nemmeno il coraggio di ammetterlo apertamente, io non ci vado. Perché anche se ci andassi la mia disposizione d’animo sarebbe tale che che finirei per litigarci dopo un minuto, e allora tanto vale continuare a insultarsi sui social network finché uno ne ha voglia, dopodiché cliccare sulla mitica voce “unfriend” (vi invito a farlo, peraltro: è un’azione liberatoria come poche altre).

Dice, ma quelle cose le avresti scoperte anche senza Facebook.

Falso anche questo.

Perché se una persona la si frequenta raramente e magari in occasioni conviviali, come avverrebbe col 95% dei miei “amici” facebookiani, in genere si sta attenti a non toccare quegli argomenti da sempre considerati a rischio quali politica, religione e affini. Di solito si parla dei bei tempi andati, di quanto tempo è passato, di che fine ha fatto Tizio, di che carriera ha fatto Caio, di consorti, di figli, della Roma, dell’altra squadra della regione, di quanto è bono ‘sto vinello, oh rivediamoci presto m’ha fatto tanto piacere, bacio, bacio, ‘notte.

E se pure si andassero a toccare quei temi off limits lo si farebbe con quell’intermediazione sensoriale che su un social network manca per forza: tono di voce, espressioni del viso e atteggiamenti che possono amplificare o smussare quelle che su uno schermo sono soltanto parole, nude e crude. Elementi che farebbero sì che alla fine ci si alzerebbe dal tavolo magari con la consapevolezza di avere opinioni diverse, ma possibilmente con la voglia di rivedersi per continuare a discuterne.

Su Facebook tutte queste barriere vengono invece a mancare, e l’accelerazione da battuta a insulto è pari a quella di un F-35.

Morale: usate Facebook con moderazione, o preparatevi a pagarne le conseguenze.

Sennò rischiate di fare la fine di questo qua

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commenti
  1. lafrangia ha detto:

    cioè “anfrend”, quindi tu c’hai feisbuc in inglese?
    te la tiri, lo sapevo.

    Mi vuoi bene lo stesso anche se metto quei linc cretini col uno nero con la faccia stupita e con la luce dietro e la scritta “l’apparenza in ghana”?

  2. 'povna ha detto:

    “Unfriend”: è un’azione che compio spesso (periodicamente, anzi). E questo, unito al fatto che non accetto mai amicizie di persone che non ho conosciuto de visu almeno una volta, tende a restringere il gruppo di amici telematici a quelli per i quali, nel caso, la discussione è già avvenuta a colpi di urla anche nella vita reale (e quindi se si è deciso di continuare a vedersi è per un motivo).
    Ci sono eccezioni, ovviamente: i genitori degli alunni, per esempio; oppure gli ex-amici politici del referendum. Però in entrambi i casi, oltre a stare in un gruppo a sé, li prendo come qualcosa che riguarda un ambito già esterno e diplomatico, non so come dire.
    Infine, io uso opzioni di privacy molto selettive, che differenziano ogni singola persona. Così coloro che devo tenere, ma so che mi farebbero arrabbiare non li guarda mai, e so che loro non possono guardare me. Preso con queste precauzioni, funziona abbastanza. Anche se si sono verificati casi di persone che non conoscevo effettivamente de visu che, di fronte al mio rifiuto motivato ad accettare l’amicizia, mi hanno tolto il saluto andando a sparlare di me in giro per la rete.
    In ogni caso, sono sopravvissuta! 😉

  3. insopportato ha detto:

    Ne conosco qualcuno? 😛

  4. simcek ha detto:

    Frangia: io amo i link cretini. Quando dico link da bimbiminkia intendo quelli tipo “Metti mi piace se ami il tuo cane/gatto/moglie/figlio”. In realtà ti detesto solo un po’ quando condividi gli status di Scanzi, ma passa quasi subito. E sì, c’ho Facebook in inglese non perché me la voglio tirare (è una cosa che in realtà so solo io e pochi altri), ma è per lo stesso motivo per cui quando posso leggo i libri e guardo i film in lingua originale. Se è stato pensato in inglese, preferisco fruirne in inglese. Anche perché mo’ sono curioso di sapere come diavolo è stato tradotto “unfriend”.

    ‘povna: anch’io non accetto mai l’amicizia di chi non conosco di persona, a parte un paio di eccezioni. Però sono troppo pigro per settare diverse opzioni di privacy per ogni amico, e a parte nascondere i post dei più scassaballe e nascondere i miei ai commentatori compulsivi non ho fatto molto altro. Si sopravvive, sì, ma la sera che ho fatto le due a “discutere” con un ultrà grillino sono stato tentato di mandare tutto all’aria.

    insopportato: I’d say so, yes.

  5. lanoisette ha detto:

    “unfriend” dicesi “rimuovi dagli amici”.
    io l’ho fatto con un paio di molestatori seriali (di donne o di grammatica) oppure con un paio di persone che su FB non interagivano per nulla ma quando li incontravo, una volta all’anno, di me sapevano morte e miracoli, cazzi e mazzi.

  6. Ilaria ha detto:

    io infatti mi ci sono tolta, da feisbuc, e non sapete che senso di liberazione. ne ho ricavato più tempo e non ho perso assolutamente nulla.

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