Di funerali, di giornalismo e di inviti alla cautela

Pubblicato: 24 ottobre 2012 in di informazione, di italia, di mondo, di orrori
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Don… don… don… La campana rintocca monotona e certa. La bara è lì, di fronte all’altare, ma non c’è nessun prete a officiare la cerimonia; soltanto pochi pazzi fra le panche di legno a commemorare quello che era e che non è più.

Come tutti i funerali senza salma, quello del giornalismo in Italia è una cerimonia particolarmente tetra. Nessun necrologio, nessuna lettura, nessuna processione. E prima nemmeno un a pronunciarne la morte. A dire la verità, nessuno s’è accorto bene di quando sia successo, e però non c’è dubbio che il giornalismo, nel nostro paese, non esiste più. È stato sostituito da qualcos’altro, che a volte somiglia pallidamente all’originale, ma che in generale ne è una copia isterica, sbiadita e grossolana.

Gli esempi di questa sostituzione stile “Invasione degli ultracorpi” sono molteplici, ma l’ultimo, quello che mi ha convinto definitivamente, è accaduto ieri.

“Donna data alle fiamme dal Ku Klux Klan in Louisiana: è gravissima”: questo il titolo che, piccolissime variazioni a parte, è apparso a partire dal primo pomeriggio di ieri prima sui siti web dei grandi quotidiani nazionali, poi fra i sommari dei tg della sera, per impossessarsi al fin delle edizioni odierne dei quotidiani cartacei.

Una notizia orrenda (specialmente se riportata in un italiano stentato, come ha fatto il TgLa7 su twitter: #KuKluxKlan da fuoco a ragazza nera), su questo non c’è dubbio: il peggior razzismo torna ad affacciarsi negli Stati Uniti a pochi giorni dal voto per la Casa Bianca, mentre il primo presidente nero della storia cerca la rielezione. Orrenda sì, peccato sia pure falsa come una moneta da tre euro, o come una competizione ciclistica.

Falsa, finta. Ma non per i solerti giornalisti italiani, ai quali basta che una testata concorrente riporti una notizia per renderla automaticamente vera.

E così mentre da noi si rincorrono le inevitabili dichiarazioni, interviste, analisi e ricostruzioni storiche, in America i resoconti di questa terribile aggressione faticano a trovare spazio. Non ne parla la CNN, non ne parla il NY Times, il Washington Post, il Los Angeles Times. Possibile, si chiede il vostro amato zombie, che gli statunitensi siano talmente insensibili da non dare spazio a una tale storia?

Possibile sì, ma non per cinismo, censura o scarso senso della notizia. Semplicemente perché mentre qui si fa a gara a chi spara il titolo più sensazionalistico (“Torna l’incubo!”), in America i giornalisti fanno il proprio lavoro, che non è quello di schiacciare ctrl+c e ctrl+v, ma di verificare. E verificando, già nel pomeriggio, il vostro adorato zombie nel suo piccolo si accorge che la polizia di Winnsboro – il luogo della presunta aggressione – ci va molto cauta: “non abbiamo elementi per dire che si tratti di un ‘hate crime'”, un crimine ispirato dall’odio, in questo caso razzista, che in America è veramente una cosa seria.

E allora il vostro zombie si permette umilmente di farlo notare al sito web dell’Unità, linkando in un commento l’articolo del quotidiano locale di Winnsboro nel quale l’FBI dice quello che dice. Come per magia dopo un po’ l’articolo cambia leggermente di tono, e si inizia ad insinuare il dubbio che possa non essere stato il KKK. Ma altrove si continua a cavalcare la pista razzista, con l’encomiabile eccezione del Tg di Mentana che si fa venire qualche ragionevole dubbio e non riporta la notizia (e si fa dunque perdonare l’orrore ortografico della sua redazione).

Verso le 23 il vostro zombie, esausto dopo la prima lezione di preboxe, dà un’ultima occhiata al quotidiano di cui sopra, e scopre che l’FBI ha già raccolto prove schiaccianti sul fatto che la ragazza si sia inflitta da sola le ustioni, e che sia stata lei a scrivere col dentifricio le tre K sulla sua auto.

Bene: vedrai che domani tutta questa storia si sarà sgonfiata, pensa il vostro prima di coricarsi ma non prima di aver ancora lavorato gratis per l’Unità, segnalandogli il link. Un par di ciufoli: oggi Repubblica e CorSera riportavano entrambi la notizia della ragazza bruciata dal KKK, con tanto di spazio in prima pagina (Repubblica) e intervista al Nobel per la letteratura (CorSera). Entrambi i giornali però nelle ultime righe del pezzo parlavano di “dubbi della polizia” che “invita alla cautela” dal momento che pare che la ragazza abbia fatto tutto da sola. Però uno deve arrivare alla fine dell’articolo per scoprirlo.

Eh no cari, così non va. Se un povero zombie si è accorto dalle tre del pomeriggio che la storia puzzava di falso e alle undici che era falsa ufficialmente, voi non ve ne potete uscire con quegli articoli: è sbagliato professionalmente, deontologicamente, eticamente, moralmente e sotto qualsiasi tipo di -mente volete.

In tre parole: non è giornalismo.

P.S. l’Unità già stamattina riportava la versione corretta dell’accaduto. Ovviamente manco un grazie.

“Come? Sta scritto su twitter? Allora è vero!”

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commenti
  1. 'povna ha detto:

    Come concordo. E, purtroppo non stupisce per nulla che Repubblica sia tra i massimi urlatori. Che hanno fatto Manifesto, Foglio e Fatto? E comunque, al solito, in Italia sulla cronaca Mentana rules…

  2. ilbuendia ha detto:

    Il Fatto Quotidiano, perlomeno in version online, aveva e ha ancora la notizia
    e con il carico. La ragazza indossava la t shirt di Obama!

  3. Zio Effe ha detto:

    La parte più importante è che hai iniziato preboxe a 35anni. Segno di gran decadenza. Quasi quanto il fatto che qualcuno scriva “Mentana Rules” Rules? Regna? Regna? Cosa ti spinge a scrivere Mentana Rules? La povertà? Una perdita recente?

    • simcek ha detto:

      Zio Effe, lei mi finisce inspiegabilmente nello spam.
      La decadenza più che altro è fisica, e comunque non sono il più anziano a preboxe. Uno dei, ma non il più.
      Ti consiglio però di non andare a sfruculiare la ‘povna sull’inglese…

  4. lanoisette ha detto:

    un mio caro amico è il direttore di AnsaMed ed è lui il primo a dire che ormai nessun giornalista sa più fare il lavoro del giornalista, che è quello di andare a cercare la verità e raccontarne la storia.

  5. lafrangia ha detto:

    Ma perché aiuti l’Unità?
    Perchèèè?
    Mah.
    Certo che a darsi fuoco da soli, comunque, ce ne vuole.

  6. simcek ha detto:

    ‘povna: Repubblica da tre anni a questa parte oscilla paurosamente fra il giornale-partito, il foglio giustizialista, la pubblicazione filomontiana e il pamphlet antisistema. Comunque non torna mai a essere il quotidiano che piaceva a me.

    buendia: cioè. La cosa della t-shirt è stata smentita dalla madre della ragazza dopo un quarto d’ora che era successo il fatto. Il Fatto, appunto.

    noisette: hai amici saggi, vedo.

    frangia: moto spontaneo, perché mi è capitata sottomano per prima. (Per il resto cito la battuta di Spinoza: “Ragazza nera di 20 anni si dà fuoco in Louisiana. Razzista di merda”)

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