Di sinistre, di petrolio e di culi altrui

Pubblicato: 10 ottobre 2012 in di informazione, di mondo, di politica
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Allora, da dove cominciamo? Ah sì, dalla sinistra. Dunque, come c’è scritto sulla mia carta d’identità, io sono uno zombie di sinistra. Non so se per tradizione familiare o per devianza genetica, ma subito dopo essermi accorto di essere un tifoso della Roma ho realizzato di essere pure uno di sinistra (e quindi destinato a una vita di mazzate). Però siccome nel mondo l’etichetta “di sinistra” sta appiccicata a gente come Renzi e come Kim Jong-un, io ci tenevo a dire cosa vuol dire per me essere tale.

Essere “di sinistra” per me vuol dire fondamentalmente partire dagli ultimi, ché da che mondo è mondo la società avanza meglio se la si spinge dal basso, piuttosto che se la si traina dall’alto e rischia di spezzarsi.

Essere “di sinistra” per me vuol dire che i diritti che ho io qui, in questo momento, devono essere gli stessi di tutti gli altri esseri umani che si trovano ora con me in questo luogo, e che possibilmente bisogna cercare insieme di conquistarne di nuovi, e aiutare quanti non ne hanno ad ottenerli.

Essere “di sinistra” per me vuol dire che 99 peserà sempre 99 volte più di 1, indipendentemente dalla dislocazione dei capitali.

Essere “di sinistra” per me vuol dire credere nel valore della democrazia in ogni suo aspetto. Valore non esportabile, ma certamente condivisibile.

Tutta ‘sta pappardella – manco fossi Saviano – per farvi capire da che pulpito predico quando dico ciò che sto per dire. Anzi, per scrivere. Ma andiamo con ordine.

Essendo uno “di sinistra”, proveniente da una famiglia “di sinistra”, che lavora in un ambiente “di sinistra” (d’ora in poi tralascerò le virgolette, tanto il concetto l’avete capito), la stragrande maggioranza delle persone che frequento sono – indovinate un po’ – di sinistra. Ebbene, in tutto questo sinistrume, da ieri in molti esultano come Tardelli ai mondiali dell’82 perché Chavez ha ririvinto le elezioni in Venezuela, e pertanto completerà il suo ventennio da presidente (sempre che monsieur le Cancer non se lo porti via prima). Manco a dirlo, tutti gli esponenti politici di sinistra (a sinistra del piddì, almeno) sono giubilanti perché il compagno Hugo ha sconfitto la borghesia capitalista e filo-imperialista.

Ecco, a me il fatto che Chavez prosegua il suo regno (legittimato sì dal consenso popolare, esattamente come Berlusconi e altri prima di lui) non sembra affatto una bella cosa. Io in Venezuela ci sono stato a lavorare per qualche mese nel 2004 e già allora, con Chavez al governo da cinque anni, mi chiedevo come fosse possibile che il paese con le maggiori riserve petrolifere del mondo fosse un paese con una tale povertà sfacciata, che nel mio seppur limitato peregrinare ho ritrovato solamente in India.

Un paese spaccato radicalmente a metà, con i poveri schierati in massa col presidente, e quelli un po’ meno poveri schierati in massa contro di lui. Gli uni che odiano caparbiamente gli altri: non è un caso che alle manifestazioni politiche ci scappi il morto più spesso che no. Un paese con un tasso di criminalità tale che Scampia in confronto pare la provincia finlandese (a Caracas dopo il tramonto scatta un coprifuoco non ufficiale e nessuno si azzarda a circolare a piedi, mentre le auto non si fermano ai semafori per evitare rapine in stile GTA).

Ad oggi, la situazione è rimasta pressoché invariata. I sostenitori di Chavez dicono che i poveri stanno meglio di tredici anni fa, ma anche loro non possono negare l’evidenza. E cioè che se il leader del paese con le maggiori riserve petrolifere del mondo fosse davvero un amico del popolo, oggi i poveri in Venezuela non dovrebbero stare “un po’ meglio”. No, dovrebbero tutti avere una villa con giardino con dentro una fontana che piscia benzina. Invece così non è, anzi: il tasso di omicidi nel 2011 ha raggiunto il suo apice, e questo non mi pare un indicatore confortante di avanzamento sociale. Allora vuol dire che o Chavez è un incompetente, oppure un corrotto che invece di pensare al pueblo pensa ai suoi cojones. O forse tutte e due le cose.

Comunque io non vedo ragione di esultare. Però per molti di quelli di sinistra – compreso ahimè il leader del partito che molto probabilmente voterò alle prossime elezioni – basta che uno si dica nemico dell’America (salvo poi farci affari come fa il Venezuela chavista), pronunci ogni tanto le parole “rivoluzione” e “popolo”, si faccia due foto con Castro, butti un po’ di fango sull’FMI, che va bene tutto: “team Hugo”, tifiamo per te.

Pazienza se poi in Venezuela i giornalisti che fanno reportage scomodi vengono incarcerati, le televisioni che si rifiutano di trasmettere i notiziari presidenziali di ore senza preavviso alcuno e a reti unificate vengono chiuse, e tante altre simpatiche restrizioni alla libertà di stampa che se Berlusconi c’avesse anche solo pensato avremmo assaltato viale Mazzini coi forconi e bruciato Minzolini a Campo de’ Fiori.

Checcefrega, quelli stanno in Venezuela, hasta la victoria compagno Chavez.

Tutti rivoluzionari, cor culo dell’artri.

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commenti
  1. 'povna ha detto:

    Lo sapevo, lo sapevo che avrei trovato accordo con te, su questa cosa. (Perché dalla tua carta identità sul tuo essere di sinistra hai dimenticato quella parte che di nome fa lib, di cognome fa dem e non si pronuncia in lingua italiana). Lo zio Matto (il padre di Thelma) e la sua Attuale Terza Moglie, venezuelani, dal Venezuela sono andati via per colpa di Chavez (e ora vivono nel paese-che-è-casa). Lo scorso fine settimana la Attuale Terza Moglie è andata apposta la consolato per votare contro. E quello che io ho sentito dai loro racconti diretti (l’Attuale Terza Moglie in Venezuela ci è vissuta i primi sessanta anni della sua vita, e anche con Chavez ha fatto in tempo a vedersene tutti tutti i primi dieci anni di mandato, per tacere dei parenti che sono restati lì).
    Semplicemente e banalmente, chi la storia e l’attualità del Venezuela la conosce davvero, non può che essere contro Chavez (il che dà la misura di che cosa debba essere la presunta conoscenza geo-storica di tutti quanti nel mondo globale del terzo millennio). E anche a me dispiace che il leader del partito che voterò, e cui avrei voluto anche fare endorsement alle primarie, su questo abbia così clamorosamente sbagliato (tanto da frenarmi – se non al voto almeno sull’endorsement esplicito sul blog).
    Ho visto girare su FB delle foto in parallelo di Chavez e Monti, che terminavano con la domanda: barra chi è il dittatore. Da gente che ha studiato a Hogwarts, come me. Cioè coi soldi vostri. E sono rimasta allibita.
    Aggiungo solo che io ho chiuso la mia relazione di odio-amore con Alias del Manifesto il 24 aprile del 2005, quando quei citrulli pubblicarono una copertina che recitava, parola per parola “Al 25 aprile con Chavez e i tifosi della Ternana”.
    Ricordo che pensai “Perfetto, ma non con me”.

  2. vnnvvvn ha detto:

    Sottoscrivo tutto anche se non sono di sinistra. I miei parenti, laggiù, mi raccontano cose che hanno dell’inverosimile!

  3. lanoisette ha detto:

    sante, santissime parole. concordo dalla prima lettera maiuscola all’ultimo punto.

    @povna: ah, Alias, o meglio, ah, Il manifesto!

  4. ilbuendia ha detto:

    qualcuno pensa che se ci sono elezioni (anche libere eh) allora c’è democrazia.

    Chavez credo sia uno di quei personaggi che Zilvio Abberlusconi adora.

  5. simcek ha detto:

    ‘povna: quando ti capita, per quanto conta, dì allo zio Matto e alla Terza Moglie che spero ardentemente che nel loro nonostante tutto splendido paese possano tornare molto presto.

    viv: sì, a volte anche a me è sembrato di vivere in una puntata di “Ai confini della realtà”

    noisette: sul Manifesto ne avrei da raccontare. Taccio per rispetto di colleghi che, dopotutto, ci mettono l’anima.

    aureliano: le elezioni non potranno mai essere veramente libere se il popolo non è correttamente informato. Quello venezuelano è ben lungi dall’esserlo.

  6. Anonimo SQ ha detto:

    Concordo.

    Lo diciamo anche a quelli che vorrebbero l’Italia come il Chapas, e se azzardi qualche moderata critica ti danno dell’infantile e dell’incapace di leggere la realtà ?

    Quando capiremo che si tratta, per il ns paese, di far funzionare davvero una democrazia occidentale rappresentativa e la smetteremo di pensare che la catarsi rivoluzionaria risolva tutti i problemi, a partire dalla felicità individuale ?

    Beh, almeno adesso so di essere in buona compagnia. Poca, ma buona.
    Saluti a tutti,

    Anonimo SQ

    • simcek ha detto:

      Eh, ma far funzionare una democrazia occidentale costa tempo e fatica, e soprattutto comporta un’assunzione di responsabilità.

      Sognare la revolucion invece è gratis; se poi non la si fa è sempre colpa di qualcun altro.

      (Benvenuto da queste parti, a proposito)

  7. lafrangia ha detto:

    Concordo su tutto.
    Non sono mai stata di sinistra (e la veggo buia per il futuro) e non è che sia questa esperta di Sud America, però credo che non ci voglia un genio per capire che se uno per 20 anni non schioda il culo dalla seggiola, di democratico ci sta veramente poco.

  8. RobySan ha detto:

    Bruciare Minzolini a Campo de’ Fiori? Troppo onore, direi.

  9. fausto ha detto:

    Per il culo altrui: se il fondoschiena è quello dei morti di fame mica ci si scandalizza; d’onde la richiesta ad essi di digiunare sospirando senza troppo romperci le scatole. Qualche volta però non funziona.

    La vera colpa di questi signori, a parte il fatto di avere osato (orrore!) sbafarsi a casa propria il proprio succoso olio, è quella di essersi fatti notare. Mai dimenticare il precetto socialista: “zitto e mangia!”. Potevano ben mangiare e tacere…..

    • simcek ha detto:

      Fausto, ti giuro che non ho capito se a te Chavez piace o non piace.

      In ogni caso, benvenuto da queste parti.

      • fausto ha detto:

        Mi piace il giusto: probabilmente è inevitabile che vinca lui, stante la situazione. Ma questo non vuol dire che sia così valido come governante. Ho l’impressione che venga votato semplicemente perché per molti venezuelani non ci sono alternative che permettano di mettere insieme il pranzo con la cena. Altro che sinistra e destra: qui siamo scesi alla lotta per sopravvivere!

        Sullo sfondo il carburante del Venezuela. Che gli frega alle sinformi dell’Orinoco del candidato presidente? Una tragedia sempre uguale, in ogni nazione benedetta / maledetta dalle risorse…

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