Archivio per ottobre, 2012

Due considerazioni lampo.

Sono due giorni che le homepage, le prime pagine e i servizi d’apertura dei nostri media sono dedicati alla tempesta Sandy che sta scorrazzando sugli Stati Uniti e in particolare su New York. Giusto, verrebbe da dire: ha fatto 35 morti negli Usa, e non è ancora finita. Se non fosse che quella stessa Sandy nei giorni scorsi aveva già provocato almeno 51 morti ad Haiti, 11 a Cuba e due in Giamaica. Vittime delle quali abbiamo appreso solo grazie a qualche trafiletto nelle pagine interne o grazie a notizie di siti web specializzati. Nessuna fotogallery, nessun racconto degli inviati, nessun hashtag su twitter. Non è certo una novità che i morti occidentali, e americani in particolar modo, valgano più degli altri; io però voglio continuare a non rassegnarmi a questa tristezza.
Seconda considerazione. Con gli aquilani ancora sfollati, gli emiliani non ne parliamo e il Pollino che ha appena smesso di tremare, la Repubblica con la sua prima di oggi si è aggiudicata il “Titolo Di Merda Award 2012”.

Prima Repubblica 30 ottobre 2012

Don… don… don… La campana rintocca monotona e certa. La bara è lì, di fronte all’altare, ma non c’è nessun prete a officiare la cerimonia; soltanto pochi pazzi fra le panche di legno a commemorare quello che era e che non è più.

Come tutti i funerali senza salma, quello del giornalismo in Italia è una cerimonia particolarmente tetra. Nessun necrologio, nessuna lettura, nessuna processione. E prima nemmeno un a pronunciarne la morte. A dire la verità, nessuno s’è accorto bene di quando sia successo, e però non c’è dubbio che il giornalismo, nel nostro paese, non esiste più. È stato sostituito da qualcos’altro, che a volte somiglia pallidamente all’originale, ma che in generale ne è una copia isterica, sbiadita e grossolana.

(altro…)

Pubblicato: 22 ottobre 2012 in Uncategorized

“Il post che avrei voluto scrivere io”

Di amici, di facce e di libri

Pubblicato: 18 ottobre 2012 in di orrori
Tag:

Centottantaquattro: tante sono le persone nel mondo che possono fregiarsi del titolo di “amico mio” su Facebook. La maggior parte amici lo sono veramente o lo sono stati: ex compagni di scuola, ex compagni di vita, persone che non vedo da anni, altre che vedo tutti i giorni, qualcuna che rivedrei volentieri. Poi ci stanno persone che sono sì inserite fra gli “amici” ma che in realtà sono qualcosa di diverso: la Moglie, la Madre, il Padre, il Fratello e giù fino a un paio di gradi di parentame vario. Ci sono poi degli amici potenziali: personaggi incrociati per un batter d’occhio coi quali in qualche modo è emersa una qualche affinità, e infine quelli che chiedono l’amicizia e pare brutto non darla.

(altro…)

Allora, da dove cominciamo? Ah sì, dalla sinistra. Dunque, come c’è scritto sulla mia carta d’identità, io sono uno zombie di sinistra. Non so se per tradizione familiare o per devianza genetica, ma subito dopo essermi accorto di essere un tifoso della Roma ho realizzato di essere pure uno di sinistra (e quindi destinato a una vita di mazzate). Però siccome nel mondo l’etichetta “di sinistra” sta appiccicata a gente come Renzi e come Kim Jong-un, io ci tenevo a dire cosa vuol dire per me essere tale.

(altro…)

Il libro in realtà è una scusa stavolta. Sì, perché L’ultima partita non è un libro che si può consigliare a molti: se non siete appassionati di calcio, se non tifate per la Roma, se in vita vostra avete vinto più due scudetti, è proprio inutile che lo leggiate.

Perché la storia di Agostino Di Bartolomei è sì la storia di un campione un po’ incompreso che ha fatto una scelta incomprensibile, ma è soprattutto la storia di una data: 30 maggio.

(altro…)