Di pizze, mandolini e olive greche

Pubblicato: 27 settembre 2012 in di informazione, di italia, di mondo
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Se pensate che stasera parli di calcio vi sbagliate di grosso. Sì, perché se stasera parlassi di calcio, bestemmierei così tante divinità che alla fine nemmeno gli atei mi vorrebbero più fra le loro file, scatenerei una guerra fra Italia e Olanda e direi cose poco carine nei confronti degli audiolesi, che invece sono delle grandissime persone, finché non decidono che nella vita devono fare i portieri di calcio.

No, stasera parliamo di web citizens’ blogging journalism 2.0, che in italiano suona un po’ come “quanto siete vecchi voi che pensate che il giornalismo sia ancora una cosa da giornalisti che scrivono per i giornali”. Sì, perché ieri è successo che le frontiere del web citizens’ blogging journalism 2.0 (d’ora in poi per comodità Wcbj2) si siano allargate anche all’Italia grazie allo sbarco in terra nostrana dell’Huffington Post Italia. Anzi de L’Huffington Post Italia, come la sua fondatrice ci tiene a scrivere. “‘Azz, che bella notizia!”, pensa il comunicatore che è in me, “andiamo a vedere di che si tratta”.

Innanzitutto il direttore. È notizia vecchia, ma uno si era scordato che a dirigere l’avamposto del Wcbj2 in Italia sia stata messa Lucia Annunziata, specchiata professionista ma non proprio in fasce: classe ’50, la ragazza. Una che milita nel giornalismo professionista dall’anno prima in cui il sottoscritto venisse al mondo (cioè dal 1976, per quei tre o quattro che non si ricordassero quando sono nato). Una che è stata inviata, editorialista, ospite, conduttrice, autrice, direttrice, presidentessa… Una che, nel mondo come lo vedo io, dovrebbe iniziare a pensare in quale ridente località trascorrere gli anni di una lunga e meritata pensione.

Ma vabbè, magari so’ io. Vediamo un po’ chi ci scrive, su ‘sto Huffington Post… Giulio Tremonti. No, come Giulio Tremonti? Sarà un giovane blogger esperto di comunicazione 2.0 solo omonimo di QUEL Giulio Tremonti. No no, è proprio l’ex ministro dell’Economia e delle Finanze! Quella volpe dei mercati che continuava a dire che non c’è nessuna crisi mentre il Pil italiano sprofondava così in basso che un giorno un bambino neozelandese se l’è ritrovato in giardino: “Papà cos’è questo?”, “Lascia stare Rick, è il Pil italiano. Mettilo giù e vatti a lavare le mani”.

Ma vabbè, magari so’ io. Vediamo chi altro ci scrive, su ‘sto benedetto Huffington Post. Ilaria Cucchi, “attivista contro la brutalità delle forze di polizia”. Opporca. Cioè, solidarietà per Stefano, giustizia per Stefano, per Aldrovandi e pe’ chi ve’ pare. Pure per Gabbo, tiè. Ma non è che siamo nell’Argentina dei colonnelli o nella Romania di Ceaucescu. Dai su.

Oscar Farinetti, fondatore del supermercato gourmet Eataly. E certo, apri un giornale on-line in Italia e vuoi non parlare di cibo? Ma dell’ossessione del cibo per la Huffington parleremo più avanti. Maurizio Landini, capo della Fiom. Allora, innanzitutto sarebbe il caso di dire “segretario generale”, e poi non era il sindacato quell’istituzione in colossale ritardo con i cambiamenti della società e tutte quelle storie lì? Personalmente non sono d’accordo con questa ultima tesi, non del tutto almeno; però si scelga da che parte stare. E poi arriva finalmente la prima firma che merita tutto il mio incondizionato rispetto: Franco Antonello, che racconta la sua esperienza di padre di figlio autistico. Bene, ma siamo al numero cinque della lista, e parliamo di un blog che fatico a catalogare sotto la voce “informazione”.

Ma vabbè, magari so’ io. L’editore dell’Huffington Post sarà sicuramente un personaggio illuminato che non ha altri interessi nel camp… Carlo De Benedetti, il padrone del Gruppo Espresso. Sì, Repubblica. L’Huffington Post è nelle stesse mani di quel sito internet che per mesi ci ha fracassato i cosidetti con i post-it maledetti e le raccolte di firme contro abberlusconi.

Ma vabbè, magari so’ io. Sicuramente so’ io. Andiamoci a leggere l’editoriale di presentazione di Arianna Huffington, colei che ha fondato il giornale on-line più influente del mondo, capace di far tremare anche l’inquilino della Casa Bianca. Andiamo a leggere cosa ci dice questa paladina dell’informazione, come intende cambiare il modo di intendere il giornalismo nel nostro paese:

ROMA – Buongiorno a tutti da Roma (c’è scritto cinque parole fa che scrivi da Roma. Ma vabbè, lo vuoi ribadire che sei venuta personalmente a inaugurare la tua creatura), dove sono lieta di annunciarvi l’arrivo in Italia di L’Huffington Post, con la sua miscela di cronaca, piattaforme di blogging, community e impegno sociale (“miscela”? Non sentivo parlare di miscela da quando è uscito di produzione il Ciao). Da sempre, coltivo una profonda passione per il paese a forma di stivale e, da greca (ma come greca? Te chiami Huffington! Sarà il cognome del marito? No, santa Wikipedia ci informa che è il cognome dell’ex marito, già senatore Repubblicano), mi sento in empatia con quest’altra terra mediterranea dove la gente ti offre sempre qualcosa da mangiare e dove nulla è mai puntuale (certo. A chi non è mai capitato di trovarsi in stazione e sentire un annuncio del tipo “Si informano i signori viaggiatori che il treno per Milano è in ritardo di mezz’ora. Vogliano ingannare l’attesa con una pizza margherita gentilmente offerta da Trenitalia, da ritirare al bar all’angolo”. Oppure: “Arianna! Guarda il direttore è in ritardo per la riunione. Intanto tieni questo piatto di bucatini all’amatriciana”).

La mia ultima visita in Italia risaliva all’ottobre 2011, esattamente prima che Mario Monti succedesse a Silvio Berlusconi e desse inizio ad una nuova epoca di austerity. Un anno dopo, l’Italia soffre ancora degli effetti del tracollo economico mondiale, e L’HuffPost riporterà attentamente le conseguenze quotidiane che questa crisi ha sulla gente, verificando personalmente i dati. Attualmente, il tasso di disoccupazione in Italia sfiora l’11 percento – più di 2 milioni di persone sono senza lavoro -, valore che sale fino al 35 percento se consideriamo gli italiani sotto i 25 anni (sì, stiamo nella merda ma ce n’eravamo già abbastanza accorti, grazie).

E, come la maggior parte dei paesi europei, l’Italia è stata vittima di politiche di austerity che non hanno solo ostacolato la crescita ma anche peggiorato il morale della nazione. Come scrive l’Economonitor: “E’ probabile che l’applicazione in Italia di misure di austerity abbia un impatto negativo sull’economia dei prossimi anni. Data la mancanza di competitività, l’economia sopravviveva grazie ai costanti incentivi pubblici. Senza questi, è molto probabile che il problema della crescita peggiori ulteriormente”. Gli analisti prevedono che il tasso di disoccupazione continuerà a salire negli anni a venire, superando l’11.5 percento, che sarebbe il più alto tasso di disoccupazione del paese negli ultimi trent’anni (sì, stanno cercando di affondarci nella merda ancora più profonda, ma anche di questo avevamo avuto sentore).

E mentre L’HuffPost dedicherà molto spazio a quello che in Italia non sta funzionando (ah, signora Marì!), faremo anche luce su ciò che invece funziona: l’innovazione, l’ingegnosità, lo spirito e la determinazione del popolo italiano (brava gente, chettelodicoaffà). Qualità ben evidenti nell’opera di alcune imprese sociali come YouCapital, un sito web di crowdfunding che consente ai giornalisti italiani di accedere ai finanziamenti; Plain Ink, che usa il potere della narrazione per far crescere l’alfabetizzazione e migliorare la qualità della vita nel mondo; Oltre Venture, fondato da Luciano Balbo, già esponente del private equity, che, come prima iniziativa imprenditoriale filantropica in Italia, si rivolge ai problemi della gioventù a rischio, della disoccupazione e dell’immigrazione; e l’Italian Business & Investment Initiative, che mette in contatto gli italiani con nuove imprese della Silicon Valley e poi li supporta nell’avvio di nuove attività al loro rientro in Italia.

Ma soprattutto (oh, ora viene il bello cazzo), L’HuffPost celebrerà la cultura vibrante dell’Italia, dalla sua cucina (la cucina. Ha detto la cucina. La cucina perdio. La donna più influente dell’informazione mondiale elenca le cose positive di cui parlare del nostro paese e al primo posto ci mette la cazzo di pizza. Ci manca solo che prosegua l’elenco con l’opera: se lo fa mi ammazzo), l’opera (BANG!), l’arte, fino alle sue tradizioni, la storia antica e le città leggendarie. E punteremo i nostri riflettori su quelle istituzioni e quegli eventi che rispecchiano il DNA italiano e ci mettono in contatto con il passato, come il Festival del Cinema di Venezia – che ha appena festeggiato i suoi 80 anni – e il restauro del Colosseo (in preda allo shock devo aver mancato il cuore. Ma continuo a non credere che Arianna Huffington nel suo editoriale stia parlando di pizza, mandolino, Venezia, Colosseo), che, invece, ha qualche anno in più (ed è ciò che noi, in Grecia, chiamiamo un “ultimo acquisto”) (l’abbiamo capito che sei greca. Ce vòi dì pure come so’ le olive?). Inoltre, metteremo in luce la consuetudine degli italiani di staccare la spina per ricaricarsi, perché disconnetterci da tutti i nostri dispositivi è uno dei modi migliori per riconnetterci con noi stessi, e con la nostra saggezza. Io, in particolare, amo la tradizione italiana del “riposo” – ossia quel momento della giornata, nel pomeriggio, in cui i negozi e gli uffici chiudono (eh? che cosa? Ah ma ho capito. In realtà quando la Huffington è venuta in Italia siccome aveva poco tempo per visitare il paese l’hanno portata sul set di ‘Mangia, prega, ama’ e le hanno detto che quello era il paese reale) – e della “passeggiata”, l’usanza di fare due passi la sera, quando le pressioni del giorno lasciano il posto all’aria fresca e al piacere della conversazione (sìssì, è per forza così).

Per catturare questa vasta miscela (aridaje) di tradizioni che fa dell’Italia un paese unico, utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per raccontare le storie più importanti – ed interessanti – del nostro tempo. E, ugualmente importante, aiuteremo gli italiani a raccontare direttamente le loro storie. E poiché i 35.8 (virgola. In italiano i decimali si indicano con la virgola, traduttore inetto) milioni di italiani che utilizzano Internet coprono circa il 59 per cento dell’intera popolazione del paese (sai mai fa corrente e te prendi una freddata…), la nostra speranza è che L’HuffPost possa aiutare ad espandere la conversazione in un momento in cui gli italiani contano su se stessi e sulle loro comunità – sia dentro sia fuori dalla rete – per l’empatia, l’ingegnosità e la creatività che li porteranno a trovare le soluzioni di cui il paese ha veramente bisogno.

(segue presentazione di editori, direttore e staff di cui abbiamo disquisito sopra)

Nel 2009, durante una mia visita in Italia, partecipai ad una conferenza dove consegnavano ad ogni partecipante una spilla con la scritta “Io ho fiducia” (c’ero anch’io: era una riunione motivazionale dei venditori della Folletto). E’ uno slogan adatto per il nostro lancio di L’HuffPost, che sarà dedicato a far luce su ciò che sta funzionando nel paese (ma come, non dovevi dirci le cose che non funzionavano?), e su coloro che sono impegnati a migliorare la loro vita e quella degli altri.

Per questo, vi chiedo di unirvi a me nel dare il benvenuto all’Italia nella famiglia dell’HuffPost. E come sempre, vi prego di utilizzare la sezione dei commenti per farci sapere che cosa ne pensate! (sicura Aria’?)

Ecco. Ora ho una voglia irrefrenabile di andare in edicola a comprare Paese Sera.

L'italiano secondo L'Huffington Post

Un tipico lavoratore italiano si gode la chiusura pomeridiana del suo ufficio consumando un veloce snack fra una serenata e l’altra. (foto di Arianna Huffington)

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commenti
  1. ilbuendia ha detto:

    A Franco certe volte non sai se dirgli “esci!” o ” resta dove sei”. Ma tanto non ci sente.
    E vabbè, “mai schiavi del vantaggio” come dice qualcuno.

    Ah sul Post in questi giorni (non l’Huff, ilPost e basta) ci stanno le strisce di Doonesbury proprio dedicate all’ HuffPost e ai suoi bloggers pagati in visibilità…
    Speravo evitassero le “macchine da click”, ovvero le gallerie su che ne so, la Minetti, Harry Potter che fa festa o il vestito di Kate Middleton.

  2. lafrangia ha detto:

    Qualcuno dica alla signora che questo tipo di giornalismo d’assalto è stato magistralmente anticipato dall’avveniristica e davvero visionaria rubrica del TG5, Gusto. Ve la ricordate? Quella col tipo arrampicato su un piantone che si beveva un calice d’olio. DOCG, chiaro.

  3. insopportato ha detto:

    È che ormai solo il cibo c’è rimasto di buono, in Italia. (e ora vado a farmi un bel riposino!)

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