Di zombi, di metropoli e di benzinai

Pubblicato: 5 settembre 2012 in Uncategorized
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Dice, e mo’ che è sto blog? Niente, un contenitore più ampio per la mia logorrea cognitiva, ormai strabordante per gli status di Facebook – non ne parliamo per i tweet di Twitter.

Dice, e perché zombie metropolitano? Eh, se me dai un attimo te lo spiego.

Allora, metropolitano perché nacqui, vissi, studiai e lavorai sempre a Roma, che magari a confronto di New York o Londra tanto metropoli non è, però è la polis con più metri che abbiamo in Italia.

Il discorso sugli zombi è un tantino più complesso: provo a riassumerlo prima che facciate in tempo a diventarne uno.

Dunque: io ho paura di molte cose. Se nella gran parte dei casi si tratta però di banalissime fobie, che per lo più riguardano animaletti con un numero di zampe superiore a quattro, la mia paura degli zombi non credo sia ascrivibile alla categoria delle fobie. Non di quelle classiche, almeno. Mi spiego: non è che ho paura degli zombi tipo che la sera prima di andare a dormire controllo se ce n’è uno sotto il letto; semplicemente da qualche anno a questa parte il mio cervello tende a non escludere categoricamente il possibile verificarsi di un evento che fra gli appassionati (non sono solo, vedete?) è definito “Apocalisse Z”.

Il giorno, insomma, in cui limortacciloro si stancheranno di giacere tre metri sotto terra e inizieranno a vagare per le nostre città, con tanta fame di ciccia. Viva.

Prima di chiedere un TSO per il sottoscritto o di licenziarmi, nel caso siate il mio datore di lavoro, lasciatemi spiegare. Non ve lo devo stare a dire io che da che mondo è mondo gli zombi sono una metafora della massificazione del pensiero asservito alla società del consumo. (Ok, prometto che d’ora in poi verserò un euro in beneficenza ogni volta che userò la parola “asservito” (questa non conta)). E non ve lo devo ricordare io, o forse sì, che tempo fa il Center for Disease Control (la versione americana e molto più figa del nostro Spallanzani) ha usato proprio l’Apocalisse Z come esempio per spiegare agli americani cosa fare nel caso della diffusione di un’epidemia particolarmente cazzuta, o comunque di un evento particolarmente catastrofico. Della serie: se sei pronto per l’Apocalisse Z, sei pronto per tutto.

Insomma, c’è della lucidità dietro la patina di follia di uno che quando si reca per la prima volta in un posto, la prima cosa che pensa è come trasformarlo in rifugio e difenderlo da orde di cadaveri ambulanti.

Se poi vi capita, come è successo a me, di trovarvi a camminare assieme a migliaia di altre persone in una fermata della metro, tutti che vanno nella stessa direzione, tutti assorti nei propri imperscrutabili pensieri, senza comunicare l’uno con l’altro, allora capite che uno si può sentire zombie pure senza essere veramente trapassato.

E però il sottoscritto non ambisce a essere uno zombie qualunque. Ne “La terra dei morti viventi”, uno degli ultimi film di George A. Romero (di gran lunga il peggiore del maestro), gli zombi acquisiscono una dose di intelligenza e una sorta di consapevolezza del proprio status, che li porterà a fare la guerra agli umani cattivi rintanati in una città-stato. La “rivolta” è guidata da uno zombie benzinaio di colore, che per primo si incazza come un’ape quando i suoi colleghi rimangono incantati a guardare i fuochi artificiali mentre gli umani li sbeffeggiano. Ecco, io ogni tanto mi sento come lo zombie benzinaio, e la mia missione sarà quella di strillare in faccia alle vostre coscienze non morte.

Va da sé che questo NON sarà un blog dedicato agli zombi in senso stretto (anche se magari non mancheranno commenti alla terza serie di The Walking Dead, o altre puntate nel genere). Si parlerà essenzialmente di altro: per scoprire di cosa, aspettate il prossimo post.

Se siete arrivati fin qua senza aver chiamato il 118, ce la potete fare.

Lo zombie benzinaio de "La terra dei morti viventi"

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commenti
  1. […] Di zombi, di metropoli e di benzinai Archivi […]

  2. lafrangia ha detto:

    chisssssei???? lo devo sapere. Ti prego ti preghissimo.

  3. simcek ha detto:

    Ci leggevamo sì. E io bene te ne volevo a spanne, non so se la cosa era reciproca.

  4. 'povna ha detto:

    Torno da Neverland giusto oggi (se no, ti avrei riconosciuto prima) e lassù, tra gli ulivi, parlavamo del progetto del BabyZombieOwl. Dici che vale qualcosa?! Bentornato!

    • simcek ha detto:

      Ussignur, ma lo sai che mi cogli impreparata? E su una cosa di zombie poi! :O
      Dimmi un po’ che roba è…

      • 'povna ha detto:

        ImpreparatO, credo! (Oppure hai cambiato gender, oltre che identità?!). E’ una scemenza legata all’idea di creare un blog di scrittura collettiva che abbia come titolo Baby Zombie Owl. E’ nata lassù, tra le colline di Neverland, dove la notte un piccolo gufo (o forse, appunto, uno zombie) ululava tra gli ulivi…). Ti farò sapere!

      • simcek ha detto:

        Semplice refusO sì, nessuna visita a Casablanca.

        Baby Zombie Owl: il nome è fichissimo. Se nasce , prenoto un posto in prima fila.

  5. LaVostraProf ha detto:

    Mannaggia. Io ti conobbi (webbalmente parlando), ma non so in quale veste ti conobbi, perciò scelgo questa, amen.

  6. 'povna ha detto:

    Ti tengo aggiornato! 🙂

  7. ventiseitre ha detto:

    Simcek, preferivo il vecchio avatar. Comunque mi fa piacere che tu sia tornato!
    (gli zombie sono gli unici “mostri” cinematografici che mi fanno cacare dalla paura)

  8. insopportato ha detto:

    Uh quanta vecchia gente che c’è qui 😛

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