Archivio per settembre, 2012

Se pensate che stasera parli di calcio vi sbagliate di grosso. Sì, perché se stasera parlassi di calcio, bestemmierei così tante divinità che alla fine nemmeno gli atei mi vorrebbero più fra le loro file, scatenerei una guerra fra Italia e Olanda e direi cose poco carine nei confronti degli audiolesi, che invece sono delle grandissime persone, finché non decidono che nella vita devono fare i portieri di calcio.

No, stasera parliamo di web citizens’ blogging journalism 2.0, che in italiano suona un po’ come “quanto siete vecchi voi che pensate che il giornalismo sia ancora una cosa da giornalisti che scrivono per i giornali”. Sì, perché ieri è successo che le frontiere del web citizens’ blogging journalism 2.0 (d’ora in poi per comodità Wcbj2) si siano allargate anche all’Italia grazie allo sbarco in terra nostrana dell’Huffington Post Italia. Anzi de L’Huffington Post Italia, come la sua fondatrice ci tiene a scrivere. “‘Azz, che bella notizia!”, pensa il comunicatore che è in me, “andiamo a vedere di che si tratta”.

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I festini del piddielle laziale con le ancelle e i maiali li abbiamo visti tutti.

Il fatto che lo stesso piddielle laziale per trovare un capogruppo presentabile abbia dovuto ripiegare su Chiara Colosimo (classe 1986, una troppo piccola per aver rubato) lo sappiamo tutti.

Formigoni in Lombardia… Vabbè.

Uno pensa che però all’estero… Oh, all’estero i conservatori sono tutta un’altra cosa.

Insomma.

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Questo post è stato corretto dopo la pubblicazione iniziale grazie al prezioso e severissimo contributo della prof. Noisette.

Perdioelamadonna.
Ma è possibile che uno fonda un giornale, e nel giorno della prima uscita in edicola, nella prima frase del suo primo editoriale da direttore, DIVIDE IL CAZZO DI SOGGETTO DAL CAZZO DI VERBO CON UNA CAZZO DI VIRGOLA? DIVIDE IL CAZZO DI VERBO DAL CAZZO DI COMPLEMENTO* CON UNA CAZZO DI VIRGOLA?

Telese, che ti colga il peggior attacco di diarrea fulminante che si ricordi a memoria d’uomo.

Luca Telese

Questo piccolo grande giornale, lo abbiamo fondato, senza palazzinari alle spalle.

Anche senza maestre elementari, all’apparenza.

 

*di privazione, se non erro, vero prof?

Alla fine ce l’ho fatta: l’ho finito ieri. C’ho messo due mesi buoni, ma non perché Skagboys sia un libro pesante; no, tutt’altro. Il problema è che è scritto in scozzese**, che è una lingua che assomiglia all’inglese più o meno quanto lo spagnolo all’italiano. Ok, forse un po’ più somigliante. Però Skagboys non è scritto nello scozzese che parla – che so – Alex Ferguson in conferenza stampa. No, è scritto nel dialetto di Leith, che è il quartiere del porto di Edinburgo, e come tutti i quartieri portuali è malfamato assai.

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Questo post è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale

Prendete 13 minuti e 51 secondi della vostra vita per guardare il video seguente:

Visto?

Ecco, questa specie di parodia di un film dei Monty Python recitata da attori stile Boris con momenti di commedia all’italiana anni ’70 ieri è costata la vita a quattro persone, fra cui un ambasciatore.

As long as there are those who would take innocent life in the name of God, the world will never know a true and lasting peace“. (H. Clinton)

 

AGGIORNAMENTO (18/9/12 – h 13:30)

Il video è stato rimosso da Youtube, e sinceramente non ho alcuna voglia di andarlo a cercare. Ma voi fidatevi di quello che c’è scritto qui sopra.

Il racconto che segue nacque dalla tastiera del sottoscritto nell’ormai remoto 2006 per partecipare a un concorso letterario indetto dall’azienda dei trasporti capitolina, prima che si trasformasse nella dependance di casa Alemanno. Ovviamente il racconto non vinse un lupino secco, ma resta a mio modesto parere molto migliore di quello che si aggiudicò il primo premio. Ho deciso di ripubblicarlo visto che oggi si celebra l’undicesimo anniversario di quella cosa là, e quindi il mio racconto che allora si svolgeva nel futuro ora si colloca in un ucronico passato. (Se non sapete cosa vuol dire ucronico Google ve lo spiega molto meglio di me).

ps. Ho scelto di pubblicarlo esattamente così come lo mandai al concorso, anche se rileggendolo a distanza di anni sono molte le cose che avrei cambiato.

Imperfetto Futuro

Il piccolo 119 arrancava sulla salita di via del Tritone, e Fabio ancora non riusciva a credere alla sua fortuna: in quei giorni trovare un mezzo pubblico ancora circolante era come fare un terno al lotto. In effetti, gli unici che giravano ancora erano proprio i piccoli bus elettrici, mentre praticamente tutti gli altri erano rimasti a secco, così come il 90% dei mezzi di trasporto privati. Per il resto, i romani avevano riscoperto la bicicletta e tante passeggiate. Almeno i più coraggiosi, o disperati, che erano rimasti in città.

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Di carte, di identità e di religioni

Pubblicato: 7 settembre 2012 in Uncategorized

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Nome: Sim

Cognome: Cek

Data di nascita: Fra A Day at the Races e News of the World

Residenza: Roma nord (al momento)

Stato civile: Recluso (se “celibe” è “libero”…) (altro…)